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Già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, la città venne poi distrutta dall'eruzione del Vesuvio (79), che la coprì con un'ingente massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi trascinati dall'acqua piovana che, penetrando in ogni apertura, si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metri.
L'eruzione del Vesuvio si articolò in due fasi: la prima fu della durata complessiva di 12 ore, con caduta di pomici bianche e grigie; la seconda della durata di sette ore costituita dall'alternarsi di nubi ardenti e di colate piroclastiche. E fu questa seconda fase che colpì principalmente Ercolano, seppellendola sotto una coltre di oltre 20 metri.
A seguito di analisi termogravimetriche si è sostenuto che la temperatura fosse di circa 300-320 °C. Questa temperatura avrebbe permesso la conservazione dei papiri, ritrovati nella villa conosciuta come Villa dei Papiri o dei Pisoni, che si sono conservati in condizioni più o meno buone a seguito di un processo di carbonizzazione. Se ciò fosse vero non si capirebbe come in alcuni edifici - ad esempio nelle Terme suburbane - il legno si conserva nel colore naturale: una porta gira ancora sui cardini originali. Si può supporre che un'elevata temperatura abbia coinvolto solo alcune parti della città.

Nel XVIII, vennero alla luce diversi oggetti d'epoca romana. Iniziarono così i lavori di scavo, ancora oggi in corso, e resi difficili dallo sviluppo della cittadina moderna, sotto cui probabilmente ci sono ancora importanti reperti.
Solo nella seconda metà degli anni '60, il nome Resina, dato alla nuova città, fu sostituito da quello antico, italianizzato, tornando ad essere chiamata Ercolano.
Gli scavi archeologici di Ercolano si trovano nel comune di Ercolano in Provincia di Napoli.
L'antica città di Herculaneum, già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, venne distrutta dall'eruzione del Vesuvio (79), che la coprì con un'ingentissima massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi trascinati dall'acqua piovana che, penetrando in ogni apertura, si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metri.
Queste particolari circostanze che hanno portato al seppellimento di Ercolano, hanno permesso la conservazione di materiali altamente deperibili.
Gli scavi di Ercolano, con quelli di Pompei ed Oplontis, sono inseriti dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Storia delle indagini archeologiche
Dopo secoli dal suo seppellimento e dopo che su parte del territorio s'era installata la città moderna di Resìna, la riscoperta d'Ercolano avvenne in circostanze del tutto casuali, al principio del XVIII secolo, quando il duca d'Elboeuf, proprietario d'una Villa d'Elboeuf a Portici, seppe del rinvenimento di un antico edificio adorno di marmi: il teatro di Ercolano. L'Elboeuf continuò l'esplorazione del monumento, asportando statue, marmi di rivestimento, colonne, iscrizioni e bronzi, che vennero raccolti nella Villa Reale di Portici.
Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano
Fra il 1738 e il 1765 si svolse la prima regolare campagna di scavo sotto il patrocinio di Carlo di Borbone e la direzione dell'Alcubierre (assistito da Carlo Weber) prima e di Francesco La Vega poi. Condotta in condizioni d'estrema difficoltà, l'esplorazione si svolse tramite cunicoli sotterranei che, una volta asportate le opere d'arte, venivano richiusi; furono raggiunti alcuni templi, la cosiddetta Basilica e la Villa dei Papiri. Fortunatamente Carlo Weber iniziò la stesura di una planimetria in base alle scoperte effettuate, completata da Francesco La Vega, importantissima nel 1986 quando venne riaperto lo scavo.
Dal 1828 al 1835 e dal 1869 al 1875 gli scavi, condotti finalmente a cielo aperto, diedero modesti risultati. Ripresi nel 1927 da Amedeo Maiuri, hanno portato in luce circa un terzo della città. Scavi eseguiti dal 1980 da Giuseppe Maggi hanno dimostrato che la popolazione di Ercolano non era fuggita verso Napoli, come si era ritenuto in precedenza, ma si trovava in gran parte ammassata in ambienti prospicienti la spiaggia o sulla stessa spiaggia, individuata per la prima volta. Gli ercolanesi speravano infatti di potersi salvare via mare. Fu rinvenuta una barca intatta, col supposto nocchiero affogato, e resti di altre. Le vittime erano perfettamente conservate: uomini, donne, bambini d'ogni ceto sociale, colti dal fiume di fango mentre tentavano di fuggire, alcuni portando con sé preziosi gioielli, monete ed altri oggetti. Il fango si era subito solidificato, conservando ogni dettaglio di questi primi veri "personaggi dell'antichità", compresi indumenti e copricapi. Dal 1982 fu decisivo il supporto scientifico della National Geographic Society di Washigton, particolarmente per lo studio degli scheletri, affidato alla paleopatologa Sara Bisel dello Smithsonian Institution.
Ercolano ci appare oggi solo in una parte della sua estensione, quella più vicina al mare, mentre restano ancora sepolti parte del Foro, i templi, numerose case e le necropoli, soprattutto per il fatto che vengono a trovarsi sotto il moderno abitato di Resìna, che dal 1969 ha mutato il nome della città in quello antico di Ercolano.
La visita della città può essere iniziata dal Cardine III, su cui affacciano numerose abitazioni.



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